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TREMATE TREMATE …. Le streghe son arretrate. by Arianna Brambilla ©

Mi è capitato recentemente di leggere una cosa, in rete, a dire la verità mentre cercavo informazioni differenti. Non mi soffermo sul contenuto, anche perché – appunto – lontano da quanto mi interessa.

Tuttavia l’articoletto rimandava uno strano senso di familiarità quindi ho letto fino in fondo .

Era ben lontano da ciò che frequento, e a dirla tutta anche ben lontano da una prosa che per mio gusto possa essere definita accettabile. Questa è comunque   una opinione personale, pertanto inattaccabile, perché fino a prova contraria ognuno ha diritto a pensare quello gli va.

E gira che ti rigira, finalmente nel pensatoio per eccellenza che ogni casa dotata di bagno ha, mi è balenato il perché quell’articoletto mi suonava tanto familiare. E’ stato come fare un viaggio all’indietro nel tempo, ad un ricordo d’infanzia che non praticavo da molto.

Mi ha ricordato un libricino. In brossura, niente di che, la copertina rappresentava una rosa rosa, sproporzionatissima rispetto allo stelo, su uno sfondo azzurrino stinto. Il titolo era stampato in alto, a lettere cubitali nere, in un carattere asciutto e poco accattivante che oggi nessuno userebbe.

Apparteneva – credo ce l’abbia ancora, come “souvenir del tempo – a mia mamma, era uno degli acquisti o regali dei primi tempi del matrimonio e ricordo che a me, da bambina, piaceva sfogliarlo.

E siccome ho imparato a leggere prima di andare a scuola (merito anche di un tempo che fu, in cui non c’era la TV e soprattutto, quando c’era, era limitata alla canonica “un’ora al giorno”) e  non avendo il cervello pastorizzato di cartoni e pomeriggi 1,2,3,4,5 e dovendo ingegnarmi a trovare cose divertenti da fare ogni tanto mi leggevo questo libricino.

Era una sorta di agenda del buon matrimonio, con consigli di ogni tipo che andavano da come smacchiare il tappeto, a come mettersi l’eyeliner, a come accogliere gli ospiti per il “cocktail”. C’erano anche le vignette con giovani sposine ben vestite, con la minigonna e i capelli cotonati, e ciglia lunghissime, e ricordo che a me da bambina sembrava fikissimo pensare che un giorno anche io mi sarei vestita e pettinata cosi. Magari servendo un cocktail.

Se ci ripenso era scritto in toni mielosi e con l’uso di una terza persona impersonale (non saprei come definirlo) che oggi ritrovo solo in pessimi manuali di cucina e – appunto – in quel famoso articoletto che mi ha consentito il viaggio nel tempo.

Frasi fatte, paroloni insoliti (cosi la giovane sposina si sentiva un po’ acculturata, e soprattutto aveva l’impressione di leggere qualcosa di spessore), e un florilegio di consigli che bene o male suonavano cosi: “la Signora avrà cura di….”, “la vera padrona di casa saprà che….”, “la giovane mamma avrà modo di rivolgersi al marito come….”

Devo ammettere che anche il contenuto dell’articoletto in questione, in materia di rapporti familiari, amore e relazioni coi figli all’alba del 2012 si rivolge alle donne con tematiche e linguaggi di un libricino antico. Perché il libricino con la rosa rosa in copertina, ed il titolo “L’agenda della giovane donna” è dei primi anni ’70.

Le rivendicazioni femministe erano fuori da quel libricino e fuori dal soggiorno con moquette verde e me spaparanzata sopra la moquette che leggevo  e coloravo i vestiti delle signore rappresentate. Le rivendicazioni di uguaglianza, libertà dalla scelta obbligata di avere una famiglia, la rivendicazione non essere la sola demandata alla cura dei figli e della casa, la rivendicazione di non dipendere mai e per nessun motivo da un uomo, erano fuori da quel libricino.

E sono sorprendentemente fuori anche da certi articoli veicolati dalla rete oggi, che al propongono alle donne un modello di vita così moderno da essere fuori tempo già 35 anni fa.

Posso ragionevolmente supporre che a breve ritroverò in rete modernissimi articoli diretti alle giovani emancipate donne d’oggi su come si smacchia un tappeto persiano pasticciato dai figli, (con aceto bianco e sale, per la cronaca, da rovescio) di cui devono aver cura, poiché sono loro e solo loro destinate a tale missione.

PS: le cose che mi sono servite davvero nella vita, non stavano sul libricino. Innanzitutto non ho, né posso permettermi un tappeto persiano, odio il Martini e saprei mettermi l’eyeliner con la “virgola” se non fossi cosi miope da rendere l’operazione impossibile senza occhiali e impraticabile con.

Le cose che mi sono servite davvero nella vita sono queste:

leggi la matematica ti servirà sempre;

impara una lingua straniera, meglio due, anzi tre;

tieni in ordine il posto dove lavori;

mangia le cose tipiche del posto dove sei;

non sei obbligata a frequentare le persone che non ti piacciono;

la prima impressione è sempre quella giusta;

se sai cosa vuoi, il problema è risolto;

se ti serve una cosa, compratela;

lavora e non dipendere da nessuno;

non iniziare  una cosa che sai di non poter gestire da sola.

…. Le cose che mi sono servite, le ho imparate da mio padre.

Che a ben vedere è molto più femminista di tante “femministe oggi”.

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